Le fratture vertebrali possono coinvolgere qualsiasi segmento della colonna vertebrale (cervicale, toracica, lombo-sacrale) e sono classificate in base al meccanismo che le ha provocate, alla stabilità biomeccanica della frattura stessa e al quadro neurologico del paziente.
I sistemi di classificazione più comuni includono il sistema AO Spine (che suddivide le fratture in Tipo A [compressione], B [distruzione del tension bend] e C [dislocazione]) e il modello delle tre colonne di Denis, che valuta la stabilità spinale.
La diagnosi si basa sulla TC per la valutazione della componente ossea e sulla RMN per valutare l’eventuale coinvolgimento dei tessuti molli, la presenza di compressione del midollo spinale o lesioni legamentose.
I principi del trattamento pongono l’accento sulla stabilità biomeccanica e sulla salvaguardia del quadro neurologico. La gestione conservativa o non chirurgica (corsetto, terapia antidolorifica) è riservata a pazienti con fratture stabili senza compromissione nervosa; Il trattamento chirurgico (decompressione, fusione o stabilizzazione minimamente invasiva) è dedicato ai pazienti affetti da fratture instabili, deficit neurologici o deformità progressive.
Le fratture osteoporotiche possono richiedere procedure di “vertebral augmentation” come la vertebro e le cifoplastica (vertebroplastica/cifoplastica) per ripristinare l’altezza del corpo della vertebra e ridurre il dolore.
La scelta del trattamento ottimale si basa su una attenta valutazione multidisciplinare che prende in considerazione la morfologia della frattura, la sua stabilità biomeccanica, il quadro neurologico del paziente e le sue condizioni generali. La meticolosa valutazione di tutti questi elementi consente di selezionare la strategia terapeutica migliore per ottimizzare il recupero e prevenire eventuali complicanze.
